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Piccolo trattato di tecnica pittorica

261235
De Chirico, Giorgio 42 occorrenze
  • 1928
  • Fondazione Giorgio e Isa De Chirico
  • Milano
  • trattato di pittura
  • UNIFI
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Piccolo trattato di tecnica pittorica

quantità; diventando opache tali tinte cambiano di tono e per conseguenza è spesso difficile rendersi conto, in certi casi, del proprio lavoro per ciò

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pasticceri si divida completamente il torlo dall’albume o chiaro d’uovo; buttato via il chiaro si metta sulla bocca della boccetta la metà del guscio in cui

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È bene però studiare gli effetti del pennello come quelli della matita con cui si disegna. Il pennello corto e tondo dà una pennellata soda e si

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sono lasciato tentare dall’aspetto opaco, ma cionondimeno continuo ad affermare che non è consigliabile lasciare un quadro senza vernice; si può del

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pittura con acqua tepida e sapone e dopo averla leggermente riscaldata esponendola per qualche minuto al fuoco (d’estate si può profittare del sole). La

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pittura e dargli il tono del quadro da museo. Ma quando si dipinge sopra una tela non assorbente per rendere il prosciugamento dei colori più rapido, si

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Molti pittori e intenditori d’arte consigliano l’uso di pochi colori, citando gli esempi degli antichi. Plinio pretende che i pittori del suo tempo

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nelle pitture ben verniciate. Il giallo di Napoli è un colore alquanto pericoloso; i pittori francesi del periodo romantico, specie Delacroix, ne

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catrame sul rovescio del cartone.

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; se non si è soddisfatti di una parte del dipinto, passandoci sopra una volta lo straccio si cancella tutto fino alla nuda tela e si può ricominciare

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Alla Biennale Fiorentina nel 1922, quando esposi una serie di pitture con il gruppo Valori plastici in una sala sotterranea e priva della luce del

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resinose ma solubili nell’acqua perché emulsionate per mezzo del torlo d’uovo. La parola solubile in questo caso non è giusta chimicamente parlando; un

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Quand’ero in Italia, parlando un giorno con uno storico e critico d’arte dei più noti, ebbi l’occasione di constatare che egli credeva la Madonna del

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divenuta così un liquido denso e attaccaticcio come del miele molto fluido; gettati via i resti di colla rimasti in fondo al recipiente si può, col

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. Davanti a certi ritratti di Dürer o di Holbein, davanti alla Madonna del Gran Duca o la Madonna della Seggiola quando ci si domanda: ma come

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Per rendersi conto mentre si lavora del tono che una parte qualsiasi del quadro avrà quando sarà verniciata, bisogna passarci sopra un pennello

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frate spagnuolo del Seicento, ha con l’encausto dei Greci e dei Romani. Forse l’encausto degli antichi è superiore come solidità alla tempera a cera

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, scioglierla e plasmarla; servivano anzitutto tali ferri a prolungare l’azione troppo breve del pennello, a rompere i toni, farli passare gli uni negli altri

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mezzo del torlo d’uovo, la cera lo diventa per mezzo delle sostanze grasse e specialmente della potassa contenuta nel sapone da bucato. Ecco ora come

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con la carbonella ciò che si vuol dipingere, però, poiché la carbonella per quanto ben fissata spesso sotto l’azione del pennello si diluisce e sporca i

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quella parte del disegno che si vuol correggere. Se per caso per via della superficie troppo liscia i tratti che si danno disegnando non attaccassero bene

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tinta di questa parte, e con tale tinta si campirà tutto il contorno del nudo, stando però attenti a lasciare sempre qualche leggero segno per definire i

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sulla tavolozza, con esso si campiranno i contorni del panneggiamento lasciando apparire la traccia delle pieghe. Così pure per lo sfondo si campirà

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del fondo grigio.

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Sopra una tela così preparata i tratti col pennello si possono fare sottilissimi; si possono tirare linee che ricordano i tratti del lapis appuntito

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sempre ammorbidire sfregandoci sopra del bianco liquidissimo. Belli e curiosi effetti si possono pure ottenere sfregando una superficie di colore bene

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sfregare, sulla parte che si vela in modo da togliere una parte del diluente.

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metodo, un mestiere, un tessuto, una materia formatasi gradatamente sotto il fare metodico del pittore; così che l’opera, per quanto non sia interessante

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liscia e il pennello vi scorre facilmente; poi, coprendo con essa il disegno, questo non si può più diluire sotto l’azione del pennello; si noti però che

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, le tinte anche molto fluide non si spandono né colano, la luminosità del colore aumenta.

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Fatto questo si campiscono i contorni con una preparazione di colori neutri; al solito: terre e nero. Tale preparazione si farà del tono che si vuole

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È bene comporre le ombre del verde mescolando del bruno van Dyck scuro con del giallo e del blu di cobalto.

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Le ombre del bianco si possono cercare col bruno di Bruxelles, l'oltremare e l’ocra.

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Le ombre del giallo col bruno van Dyck e la terra di Siena bruciata o naturale, secondo l’intensità.

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Le ombre del nero si possono fare col bruno van Dyck, il nero e la lacca di carminio.

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I primi strati di questa ripresa del lavoro diventano per forza opachi, perché l’olio è presto assorbito dall’impasto neutro che sta sotto, ma, via

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modo che i crini del pennello formino assieme al manico un angolo retto; sollevandolo poi i crini si richiudono un po’ rimanendo però sempre

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In una boccetta contenente olio di papavero e essenza di trementina a parti eguali, versare alcune gocce del colore che si vuol dare alla velatura

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dettagli; lasciare bene asciugare per qualche giorno, poi riprendere ripassando sopra una parte del quadro a mezzo impasto; lasciar prosciugare per qualche

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Per il verde si passerà a velatura del giallo sopra un impasto di azzurro scuro. FINE

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Per il giallo si passerà a velatura del giallo brillante (o altro giallo, sempre secondo il colore che si desidera) sopra un impasto bruno caldo

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non vive nelle nuvole, che si possono creare opere indimenticabili con mezzi scarsi quando si ha del genio o per lo meno dell’ingegno; ma quello che non

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